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Svezzamento vegetariano in pratica
 
Uno dei temi più caldi dell’alimentazione vegetariana è quello dell’applicazione di questo stile alimentare ai bambini. Un’imposizione, qualcuno dice. Io dico che non lo è nella misura in cui non lo è qualsiasi decisione che necessariamente un genitore prende per il proprio figlio. I nostri figli, specie i più piccoli, hanno bisogno che noi genitori decidiamo per loro, e si può decidere di far mangiare loro carne oppure no. Decisioni, non imposizioni.
 
Premesso questo, quando si parla di vegetarismo e bambini in Italia, non si può non nominare il massimo esperto e pioniere in questo campo: il dott. Luciano Proietti di Torino, pediatra e papà di tre figli, che studia sul campo l’alimentazione vegetariana in età pediatrica dagli anni settanta.   Da lui ho appreso la teoria che poi ho anche messo in pratica su mio figlio che ora ha tre anni.
 
Il dott. Proietti insegna che non c’è niente di più sbagliato, fisiologicamente parlando per un bambino di pochi mesi, che introdurre quei “papponi” di passato di verdura, cereali, carne omogeneizzata, parmigiano così come viene consigliato di solito. Non solo formaggi e carne sono cibi troppo impegnativi per un intestino immaturo, ma lo è anche...udite udite...la fibra dei vegetali!  Secondo il Dott. Proietti infatti, l’introduzione di carne e latticini, alimenti concentrati di proteine e grassi, va a compensare l’effetto “sequestrante” della fibra che in un intestino non ancora allenato, si porta con se’ grassi, proteine, ferro e altri minerali, diminuendone l’assorbimento. E così l’errore di inserire fibra troppo precocemente si copre con altri errori: l’introduzione di cibi non fisiologici come carne e latticini.
 
Ma quindi cosa mangia un bimbo “veg”?
 
Diciamo che lo spartiacque è il compimento del primo anno:  i primi assaggi di qualcosa che non sia latte (materno o formulato) sono per un bambino vegetariano, così come un onnivoro, di frutta stracotta e passata (o apposito omogeneizzato in commercio), preferibilmente non prima dei sei mesi. In questa fase i vegetali hanno più che altro un significato di educazione sensoriale, molto importante per i bimbi, piuttosto che nutrizionale, che avranno invece più in là soprattutto quando potranno essere consumati crudi.
 
Stesso dicasi per il brodo vegetale, il liquido base delle prime pappe: prima preparato solo con carota e patata, cui si aggiunge poi zucchina, poi anche foglie di sedano, poi cipolla, poi pomodoro etc etc. Si deve però filtrare tutto e usare solo la parte liquida fino all’anno di età. Insieme al brodo vegetale si mescola un cereale raffinato (senza fibra), a partire da quelli senza glutine (riso, mais, tapioca: cotto e passato al passaverdure o apposite pappe liofilizzate in commercio) e un cucchiaino di olio extra vergine di oliva.  Più in là si introducono i cereali con glutine.  Nelle prime settimane di svezzamento si offre un solo pasto composto in questo modo, di solito il pranzo, poi si aggiunge anche la cena. Relativamente presto, anche intorno i sette mesi, si possono introdurre lenticchie rosse decorticate schiacciate con la forchetta come prima fonte proteica vegetale. In alternativa alle lenticchie si può introdurre anche del tofu e poi crema di mandorle. Dopo l’anno si inizia ad introdurre la verdura passata nella quantità di un cucchiaino inizialmente, e via via aumentando.
 
Questo è l’adattamento moderno all’alimentazione infantile primitiva in cui la mamma (ma anche il papà), pare masticassero i cibi vegetali per poi trasferirne i succhi al bambino, privati delle fibre e predigeriti dalla loro saliva.
 
Interessante rilevare che di recente la SIP, Società Italiana di Pediatria, ha demolito il dogma dei latticini, dichiarando che prima dell’anno di età è bene non inserire parmigiano nelle pappe!  I latticini infatti sono guardati con sempre maggior sospetto per via del loro potere allergenico e per la loro correlazione con l’insorgenza del diabete di tipo 1. I latticini non sono necessari, soprattutto se non si consuma carne.  Infatti la paventata necessità di introdurre alimenti particolarmente ricchi in calcio, come latte e latticini, proviene dall’errore di consumare cibi acidificanti come le carni, che di fatto sequestrano calcio da ossa e denti indebolendoli. E questo vale anche per gli adulti.
 
Già prima dell’anno si possono poi introdurre yogurt di soia, purchè privato degli eventuali pezzi di frutta poichè i bambini, soprattutto i più piccoli, non gradiscono “ostacoli”. Dopo l’anno poi anche i primi assaggi di frutta secca come pinoli e frutta disidratata (uvetta, datteri) come spuntino. Se l’alimentazione del bambino è vegana, una volta terminato l’allattamento, bisognerà contemplare un’integrazione di vitamina B12, l’unica vitamina che per ragioni igieniche non è possibile assumere attraverso i vegetali al giorno d’oggi e che pertanto va integrata.
 
Ricapitolando quali sono gli alimenti consumati prima dell’anno di età: tutti i cereali purchè raffinati, minestre, focaccia bianca, pane, creme di semi oleosi, legumi, derivati della soia, yogurt e budini di soia e di riso, latte di mandorla, di soia, di avena, di riso, frutta cotta o molto matura e schiacciata. E in un regime lacto ovo vegetariano piccole quantità di formaggi magri come ricotta e uova.
 
Dopo l’anno si inizia ad introdurre la fibra con cereali semiintegrali e passati di verdura in modo graduale per allenare l’intestino ad elaborare questo importante elemento; anche i legumi potranno essere consumati tali e quali purchè ben cotti e così via fino a mangiare quello che mangiano mamma e papà.
 
 
[Cit. Fonte: Tuttogreen 21 marzo]